Quotidiano arte, 24 gennaio 2012Roma barocca, uno dei classici della storia dell’arte italiana, esce oggi nella sua tredicesima edizione rinnovato, corretto e ampliato. Dalla sua prima edizione, nel lontano 1966, il volume ha indicato un metodo di lettura dell’opera d’arte in cui la città è la vera protagonista, e committenti e architetti sono visti come operai di una mirabile costruzione collettiva, in cui l’abitare dell’uomo si imprime nella forma architettonica e urbanistica. «Studioso paziente e preciso della storia dell’architettura barocca – come ricordava già Manfredo Tafuri in una recensione del 1967 – Portoghesi usa non solo il testo ma, coerentemente con i caratteri del mondo figurativo da lui studiato, anche le immagini fotografiche che propongono, con il loro scavare nella struttura delle opere, un percorso originale e una non conformistica lettura. Testo e immagini formano così i termini di un dialogo che ha il pregio di sottolineare di continuo le scelte fotografiche di fondo». Roma barocca, come ricordava lo stesso Tafuri, viene tracciata in modo «filologicamente ineccepibile» e pure scritta con un’angolazione problematica, controllata, e pure intenta ad aprire piuttosto che a cristallizzare il dibattito. Concepito come un racconto, il libro presenta una Roma che dal primo Seicento alla metà del Settecento è stata la capitale architettonica del mondo occidentale, contrapponendo la libertà della ricerca artistica all’immobilità di una società gerarchica chiusa ad ogni trasformazione radicale. Questa cultura della libertà, che ha reso l’architettura sensibile al mondo dei sentimenti e delle passioni, che ha coltivato nello stesso tempo l’esteriorità e l’interiorità, il piacere sensuale e l’estasi ha alimentato odi e rivalità leggendarie, come quelli tra Bernini e Borromini, ma ha trovato una sintesi imprevedibile nello spazio accogliente delle strade e delle piazze, negli spazi interni delle chiese, nei palazzi, nelle case, nelle edicole sacre, nelle finestre disegnate come cornici della figura umana. Una sola passione estetica, etica e civile anima le pagine della Roma barocca di Paolo Portoghesi così come le sue creazioni architettoniche nella contemporaneità sino agli ultimi progetti che sta portando a termine, e che potrà aiutare quanti oggi lo ricercano a ritrovare quel senso della storia e della dignità di una città oggi più che mai simbolo di un popolo italiano meritevole di riscatto.
«Portoghesi, come architetto, impegna nella sua visione critica un interesse operativo che dà alla sua prosa un carattere unico nella nostra critica dell’architettura, unico perché Portoghesi ha il senso del farsi della forma architettonica. E in realtà la forma architettonica, ogni forma artistica ma più specificatamente la forma architettonica, è sempre una forma che bisogna rintracciare. Un farsi vivo, un farsi plastico, un farsi tecnico, ma anche un farsi nel tempo della percezione e dell’apprensione dell’immagine».
Giulio Carlo Argan
«Portoghesi tenta, all’interno della critica dell’architettura, di introdurre una nozione tipicamente moderna che è quella di disegno urbano. Perché il titolo del libro è Roma barocca e non Il barocco romano? Perché il desiderio dell’autore è quello di assumere la città come tema fondamentale e di dimostrare che è solo all’interno di questo tema della città che pienamente si sviluppa il discorso dell’architettura barocca».
Vittorio Gregotti
RASSEGNA STAMPA
Il Messaggero, 4 dicembre 2011
Osservatore Romano, 1 gennaio 2012



